«Ettore, tu sei per me padre e nobile madre
e fratello, tu sei il mio sposo fiorente;
ah, dunque abbi pietà, rimani qui sulla torre,
non fare orfano il figlio, vedova la sposa […]»
(Iliade, Libro VI)

Le parole di Andromaca giungono a noi da un tempo e un luogo remoto, continuando a emozionare i nostri animi. Con le sue parole Andromaca sradica Ettore dal ruolo di solo marito e lo espande a tutto ciò che esso incorpora e rappresenta; egli è prima padre e nobile madre per la sua sposa, fratello e infine sposo fiorente.

La madre nel suo percorso di gestazione sa e sente già che il figlio è separato da essa, che una nuova vita le si relaziona; scambi e intese si instaurano, nuove forme di comunicazione avvengono tra madre e bambino. Nell’attuale società, la divisione dei compiti ha favorito l’esplicitazione di ruoli con cui l’individuo si identifica spesso utilizzando strutture rigide, che non permettono “di uscire fuori dal copione”, di essere originali, creativi e aperti. In tal modo spesso viene vissuta la genitorialità, come un ruolo a cui appartengono determinati comportamenti e atteggiamenti.

«Un uomo può essere figlio, nipote, fratello maggiore o minore, marito, padre, eccetera.»
(S. MINUCHIN, Famiglie e terapia della famiglia)

Minuchin, concentra l’attenzione sui confini tra i vari sistemi esplicitando come sia dannosa un’alleanza transgenerazionale cristallizzata, mentre un’alleanza temporanea è un movimento indispensabile per una famiglia sana e dinamica. I confini dunque proteggono dalle interferenze e dalle intromissioni, proteggendo il processo di individualizzazione così fragile nella nostra società.

Nell’ultimo ventennio, in linea generale, si può osservare come all’interno del nucleo familiare, la madre tenda ad essere portatrice di regole, preoccupazioni e doveri acquisendo il ruolo precedentemente occupato dal padre, il quale ha acquisito il ruolo di “poliziotto buono”, creando una complicità con i figli. Stiamo parlando di genitorialità, dove ogni ruolo è ben iscritto nella storia familiare, ed è impensabile che l’Altro ci stupisca. Occorre una nuova strada, una nuova luce che possa modificare questa impostazione di ruoli. La cogenitorialità (coparenting), si basa su un tipo supportivo di alleanza da parte dei genitori, i quali escono dal ruolo rigido di madre/padre solo dopo aver acquisito quelle competenze, molte di tipo relazionale, che permettono il coordinarsi, il sostenersi nella cura, nello sviluppo e nell’educazione del figlio. McHale in La sfida della cogenitorialità, racconta un’esperienza basata su uno studio longitudinale (Families Through Time) che vede come partecipanti numerose coppie le quali sono state seguite dalla gravidanza sino ai primi tre anni di vita del bambino. McHale propone una nuova formula “nell’essere genitori”, spostando tutte le attenzioni tradizionalmente associate al ruolo materno, dirigendosi sull’importanza del ruolo del padre e sull’alleanza genitoriale. Occorre un nuovo “lessico familiare” che escluda la mera collaborazione per adempiere ai propri doveri, che si sposti sul vissuto, nonché contenuto emotivo autentico, base per il riconoscimento dell’Altro, il quale ci nutre attraverso la relazione autentica. Il vissuto cogenitoriale è triadico ed è familiare, al contrario la relazione coniugale è diadica (tra moglie e marito). Le relazioni del bambino con il mondo derivano sia dal rapporto coniugale che dalla funzione cogenitoriale; le relazioni familiari influenzano nel percorso di crescita del bambino le aspettative e le motivazioni. Esiste una consapevolezza nei genitori protagonisti di questa attuale società: si manifesta sempre di più e con maggiore enfasi l’esigenza di un nuovo modello relazionale, non basato sul ruolo ma sull’autenticità, sul riconoscimento dell’Altro come portatore di originalità. Occorre donarsi al gioco della relazione, avere cura delle differenze, riconoscere la passione d’Alterità che nasce nell’incontro (Levinas). La sfida genitoriale sta nel riconoscere il “frammento di verità” che è presente nel pensiero di ognuno, riconoscere nell’altro ciò che è stato precluso a se stessi ma che può essere ancora conquistato. Una paura avvolge l’attuale umanità, la paura di essere pazzi, di non essere riconosciuti, di smarrirsi; spostando l’attenzione sul “divenire”, sul processo che sta avvenendo all’interno della relazione, è possibile riscoprire la propria autenticità.

«Donna e uomo devono apprendere che la crescita dei figli richiede ambedue i genitori nella condivisione (non fusione!) del codice dell’esserci con quello del divenire.»
(G. Salonia, La grazia dell’audacia – per una lettura gestaltica dell’Antigone)

Un rapporto sano e autentico con il maschile e il femminile, aiuterà il bambino durante le fasi dello sviluppo a relazionarsi armoniosamente con entrambi i sessi, favorendo e sviluppando un contatto autentico con il proprio corpo e con la propria sessualità.

 

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